C’è più romanticismo in uno sport povero e ricco di fatica come il canottaggio, che in un film con Julia Roberts. Perché alla base di questa disciplina non c’è l’idea del successo a ogni costo, bensì la voglia di dare sempre il meglio di sé. Non a caso, il motto del nostro Presidente Giuseppe Abbagnale è: «Sono soddisfatto di ciò che ho fatto, ma domani cercherò di fare meglio di oggi».
Tuttavia, uno dei mali dello sport moderno è la sua estremizzazione, che spinge a “costruire” un campione più in laboratorio che in palestra. Non manca mai chi è alla ricerca di facili scorciatoie e pur di vincere (o meglio di provarci) è disposto a utilizzare metodi del tutto discutibili.
Il DNA aiuterà l’Uzbekistan a trovare campioni di canottaggio
E’ il caso dell’Uzbekistan, stato dell’Asia centrale, che da circa due anni ha elaborato un nuovo test genetico, cui sottopone tutta la popolazione dai dieci anni in giù per determinare il loro potenziale atletico nel calcio, nel nuoto e nel canottaggio. A capo del programma c’è Rustam Muhamedov, il direttore del laboratorio di genetica dell’Istituto Uzbeko di Chimica Organica, che ha annunciato l’inizio dei test nei primi mesi del 2015. Il tutto con la supervisione dell’Accademia delle Scienze Uzbeka e il Comitato Olimpico Nazionale.
A breve, la squadra di Muhamedov renderà noti i suoi studi su 50 geni, identificati analizzando il DNA dei loro atleti più vincenti e con i quali sostengono di poter individuare i futuri fuoriclasse. Tutto ottimi materiale per scrivere un film di fantascienza, non certo la storia dello sport. Muhammad Ali, il più grande pugile di tutti i tempi, diceva che i campioni si fanno con qualcosa che hanno nel loro profondo: un desiderio, un sogno, una visione. Quindi, se nemmeno la palestra è sufficiente a trasformarti in un vincente, figuriamoci un laboratorio.






