Topolino o Mickey Mouse (tanto per intenderci) diceva che l’aritmetica è saper contare fino a venti senza togliersi le scarpe. Ebbene, ai Campionati Italiani di Indoor Rowing di Brindisi sarebbe bastata una mano sola.
La prima gara ufficiale del 2014 si è rivelata un calice amaro, ma non per tutti. Su un totale di 279 atleti iscritti (86 donne e 193 uomini), ai nastri di partenza nella categoria Senior si sono presentati solo sette atleti: tre uomini e quattro donne. Meno male che in Puglia c’erano anche i giovanissimi, ma soprattutto i Master.
La rivincita dei Master nel canottaggio
Nel rugby si dice: i veri giocatori non invecchiano, al massimo passano la palla. Nel canottaggio più o meno funziona allo stesso modo. Non si invecchia: si diventa Master. Letteralmente, Maestro. E chi rema dopo i 30 anni, di cose da insegnare ne avrebbe molte, soprattutto perché nella maggior parte dei casi non ha mai vogato in nessuna categoria giovanile. A una certa età, salire in barca diventa uno stile di vita.
Fatevelo dire da uno che a 37 anni si è ritrovato ad avere un istruttore, ritiratosi dalle gare a 24 per mancanza di stimoli. Ma se la mia è una maturità d’annata, la sua è una giovinezza dannata. Potere dei segni di interpunzione. Quando il presidente Giuseppe Abbagnale parla del futuro del canottaggio italiano, non deve dimenticarsi dei Master. Perché il futuro siamo noi. Se non avete mai letto Italo Calvino, vi consiglio di farlo. In uno dei suoi romanzi più celebri, Il barone rampante, c’è una frase che racchiude tutta la filosofia di un canottiere Master. Nel libro, si racconta la storia di Cosimo, un ragazzino che a 12 anni sale su un albero per questioni di principio. 55 anni dopo, Biagio, suo fratello minore, a un certo punto gli dice: «Cosimo, scendi. Anche per chi ha passato tutta la vita in mare, c’è un’età in cui si sbarca». Secondo voi, che cosa ha fatto?






