Credo che nessuno possa riuscire a fare una cosa nel migliore dei modi, senza avere davvero la voglia di farla. Buongiorno a tutti, mi chiamo Vincenzo Abbagnale e sono un canottiere italiano.
Almeno una volta nella vita, ognuno di noi si è posto il fatidico quesito: “perché remiamo?”. Non è una domanda scontata, soprattutto perché viviamo in un Paese dove si confonde ancora il canottaggio con la canoa.
Ecco perché faccio canottaggio, parola di Vincenzo Abbagnale
Anche se non sembra, trovare una motivazione è facile. La parte più dura è mantenerla viva. Per quanto mi riguarda, avvicinarmi a questo sport è stato semplice. Infatti, ogni membro maschile della mia famiglia sa bene che prima o poi verrà portato a remare! Ovviamente scherzo, perché mio padre Giuseppe non mi ha mai imposto nulla.
Sono stato io a voler frequentare l’ambiente del canottaggio, appassionandomi ogni giorno sempre di più. Tra l’altro, alla prima gara cui ho preso parte sono arrivato secondo. Non volendo concludere la mia carriera con una sconfitta, non ho avuto altra scelta che continuare!
Devo ammettere che, soprattutto da bambino, non è stato facile portare un cognome come il mio. D’altronde, sebbene mio padre abbia sempre cercato di non farmela pesare, fare canottaggio e chiamarti Abbagnale non può non metterti un po’ di pressione addosso. Adesso, cerco di non farci più caso e pian piano sto riuscendo a dimostrare, sia in positivo che in negativo, quanto valgo.

L’equipaggio azzurro formato da Vincenzo Abbagnale, Luca Parlato (22, al centro) ed Enrico D’Aniello (18, timoniere) trionfa ai mondiali di Chungju, Corea del Sud, nel 2013
Oggi, il canottaggio non è più soltanto il mio sport, ma anche il mio stile di vita. Non potrei più fare a meno di remare, ma nonostante questo non mi ritengo un professionista né un atleta arrivato al massimo livello. Sono semplicemente un ragazzo che deve ancora crescere tantissimo per arrivare a competere con i più forti del mondo. Poi, vedremo che cosa accadrà.







