Il neozelandese Joseph Sullivan, oro olimpico a Londra 2012 e campione del mondo 2010 e 2011 in doppio senior, è alto 1.78 per 78 Kg. Il danese Rasmus Quist Hansen, due ori mondiali in doppio pesi leggeri e un bronzo a Pechino nella stessa specialità, è 1.73 per 72 Kg.
Francesco Esposito, nove volte campione del mondo e quinto a Los Angeles nel quattro di coppia pesi pesanti, è 1.70 per 70 Kg. E poi, Catello Amarante, 1.76 e bronzo a Sydney in quattro senza pl, fino a Giorgia e Serena Lo Bue, 1.66 e 1.68, e una cascata di titoli under 19, tra mondiali, europei e italiani. Questo per dire che nel canottaggio quello che conta non è essere alti, ma all’altezza.
L’importante nel canottaggio non è essere alti, ma all’altezza
Ora c’è un altro “Davide”, nella lunga lista di piccoli guerrieri decisi a sfidare l’esercito di Golia del canottaggio mondiale. Giovanni Ficarra, 1.74 per 68 Kg, 17 anni e già due ori internazionali in cassaforte (Coupe 2013), è l’ennesima piacevole dimostrazione che nello sport le misure non sempre contano. «Certo, essere alti aiuta», spiega Ficarra, «si parte in qualche modo avvantaggiati, però alla fine quello che conta è la testa. La dimostrazione è il doppio neozelandese che a Londra ha battuto Sartori e Battisti: sono molto più bassi e meno pesanti dei nostri, eppure hanno vinto perché sono stati più determinati».
Esattamente come lo è stato questo “piccolo” talento messinese del Cc Peloro, che tre anni fa ha salutato famiglia e amici per inseguire il sogno azzurro a Piediluco, terra promessa di ogni aspirante campione. Ma qual è il segreto di un atleta che nelle ultime due stagioni ha saputo primeggiare nelle categorie ragazzi e junior, in specialità come il singolo (argento ai tricolori Ragazzi 2012), il doppio (oro ai Campionati Italiani di tipo Regolamentare 2013) e il due senza (bronzo ai Tricolori Assoluti-Junior-Adaptive 2013)?

Giovanni Ficarra (a sinistra), insieme alla sua allenatrice Alda Cama (al centro) e al suo compagno di barca Giacomo Gaggiotti
«E’ semplice: per me ogni allenamento è una sfida continua, in cui l’obiettivo è migliorare: lo faccio sempre al massimo. Tiro ogni palata come se fosse l’ultima. Per questo, a chi come me non è alto e crede di non poter competere con atleti più dotati, dico che bisogna allenarsi così, stringere i denti e fare sempre di più, ricordandosi che nel mondo ci sono decine di atleti che si allenano ogni giorno con questa determinazione. Non bisogna restare indietro, né restare mai fermi».





