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Nel canottaggio non è necessario vincere per essere un vincente

Qual è il segreto per arrivare primi? Come si fa a diventare i numeri uno, a non avere rivali? Se lo chiedono ogni giorno, di solito inconsciamente, migliaia di atleti che si svegliano al mattino pronti ad affrontare la dose quotidiana di allenamento. Tuttavia, solo in pochi ce la fanno.

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Ma c’è una buona notizia. Perché se è vero che il vincitore è uno solo, di vincenti ce ne sono tanti. Già! Sì può vincere pur arrivando secondi, terzi, dodicesimi, ultimi. Perché il vero vincitore è chi, di fronte a una sfida, non si tira indietro. Un concetto che va ben oltre lo sport. E abbraccia la vita. Vince chi ci prova, chi si cimenta e va avanti, chi non ha paura di lanciarsi, chi non teme di cadere. Chi, la vita, la guarda in faccia. Con rispetto.

Anche senza vincere, nel canottaggio si può essere un vincente

Ce lo insegna uno che di vittorie, tutt’altro che “filosofiche”, ne ha collezionate a bizzeffe: Novak Djokovic. Classe 1987, serbo, è il tennista più forte del mondo. E nel suo libro appena pubblicato, Il punto vincente (Sperling & Kupfer, euro 16.90), spiega come ha fatto a trasformarsi da “ottimo tennista” a “miglior tennista” del mondo (attualmente è n. 2, ma è stato anche il n.1) grazie alla giusta alimentazione (ha scoperto di essere intollerante al glutine e ai latticini). Djokovic, nel descrivere il proprio approccio al nuovo regime alimentare, esorta il lettore: «Dovete solo provarci. La sconfitta peggiore non è il fallimento in sé, ma decidere di non provarci nemmeno». Sante parole. Ma soprattutto, parole vere.

Novak Djokovic (26 anni)

Novak Djokovic (26 anni)

Perché se l’uomo, nella sua storia, non avesse osato in ogni campo, sport compreso, non si sarebbe evoluto. Vivremmo ancora nelle grotte, accenderemmo il fuoco con le pietre, comunicheremmo a gesti. Invece ci sono stati Ulisse, Cristoforo Colombo, Leonardo da Vinci, John Lennon. E Agostino Abbagnale. Che se si fosse arreso alla diagnosi di trombosi, all’inizio degli anni Novanta, non avrebbe regalato altri due ori olimpici all’Italia e quintali di emozioni agli italiani. Certo, le citazioni sono alte, per certi versi irraggiungibili. Ma è questo il senso.

Agostino Abbagnale (47, a sinistra) e Davide Tizzano (45, a destra) trionfano ai Giochi Olimpici di Atlanta nel 1996

Agostino Abbagnale (47, a sinistra) e Davide Tizzano (45, a destra) trionfano ai Giochi Olimpici di Atlanta nel 1996

Vince chi scavalca i propri limiti mentali, i propri “no” (e a volte quelli degli altri). Vince chi fa tutto questo a 10, 20, 60 o 90 anni. Anche, o soltanto, per partecipare a una gara regionale. L’importante è farlo con convinzione. E con passione.

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Stefano Lo Cicero Vaina

Stefano Lo Cicero Vaina

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