Parlando di telecronache sportive, in casa Rai è finito il tempo dell’imbarazzo della scelta. Adesso, sono rimaste solo le scelte imbarazzanti. E non è proprio la stessa cosa. Tuttavia, c’è un merito che va riconosciuto alla Tv di stato: la coerenza. Infatti, cambiando l’ordine degli sport, il risultato non cambia. Dal calcio al ping pong, la protagonista è sempre una: la noia. Il problema non è lo spettacolo cui assistiamo, ma come ci viene raccontato. A questo punto, sto seriamente rivalutando Tiziano Crudeli. Almeno con lui ci si diverte.
Motivo della mia indignazione è l’ennesimo sopruso contro l’arte del remo. La scena del crimine è il lago di Piediluco (Terni), dove lo scorso weekend si è svolto il Memorial Paolo D’Aloja. La vittima è il canottaggio (e noi con lui). I carnefici: il giornalista Enrico Cattaneo e Raffaello Leonardo al commento tecnico. Arma del delitto: una telecronaca capace di causare nell’ordine occhi pallati, stipsi, disorientamento, asfissia, arresti cardiaci, lingue felpate, aurore boreali, miraggi.
Il canottaggio, RaiSport e la mortale telecronaca
Per carità, non fraintendetemi, Enrico Cattaneo è un ottimo giornalista, ma non può raccontare il canottaggio esattamente come farebbe con lo sci o il nuoto (cosa che mi auguro torni a fare prestissimo). La stessa cosa si può dire di Raffaello Leonardo, che di questo sport è stato uno dei migliori interpreti. Ma essere un campione di canottaggio, purtroppo, non ti trasforma automaticamente in un buon commentatore.
Purtroppo per noi, Enrico Cattaneo non conosce l’essenza di questo sport (e si sente), così si limita a descrivere (quando non si perde per strada) quello che vede. Di contro, Raffaello Leonardo conosce alla perfezione il canottaggio, ma evidentemente non sa raccontarlo in modo interessante. Il risultato è un prodotto televisivo di una noia aberrante. E se ve lo dice un telespettatore che ama il canottaggio, figuratevi che cosa può pensare uno che non segue questo sport.
Quanto mi manca la voce Giampiero Galeazzi, ma soprattutto la sua grande capacità nel trasmettere l’emozione del racconto sportivo anche a chi lo vive solo attraverso un teleschermo. Le sue erano telecronache capaci di incollare alla televisione milioni di telespettatori, appassionati e non. E se i fratelli Abbagnale sono diventati una leggenda, lo devono anche alla voce strozzata di questo gigante (in tutti i sensi) del giornalismo italiano. E adesso, mentre Giampiero si gode la meritata pensione, a noi che cosa resta? L’indimenticato Franco Califano ci avrebbe risposto: «La noia. No, non ho detto gioia, ma noia, noia, noia, maledetta noia!».







