Pur essendo cresciuto a Milano, sono nato al Vomero, uno dei quartieri più suggestivi di Napoli. E a differenza di quanto si possa pensare, il capoluogo partenopeo non è una città, ma un mondo. Per quanto mi riguarda, ho dovuto lasciare questo universo troppo presto, ma prima di andarmene una cosa l’ho imparata: qui tutto è azzurro, persino la malinconia. Ecco perché oggi, come il novanta per cento dell’umanità, anch’io vorrei essere altrove.
Mio padre ha sempre cercato di spiegarmi che la vita è troppo breve per non essere un napoletano. Un concetto all’apparenza semplice, ma estremamente complesso se si cresce nella “Milano da bere”, all’interno di una società che non fa sconti su nulla. Nemmeno su un accento. Ecco perché non sono mai riuscito a capire fino in fondo cosa intendesse dire, almeno fino a quando non ho incontrato l’uomo che sarebbe diventato il mio allenatore, indirizzandomi sulla via dello “spacco”: Luigi Ganino, o come dicevan tutti Gigi.
Tu bbuo’ fa’ o’ canottièr, ovvero: la versione di Gigi (Ganino)
Concordo con chi sostiene che la vita sia tutta fatta di coincidenze, ma che alla Canottieri San Cristoforo, sul Naviglio Grande di Milano, il destino mi abbia messo sulla stessa strada di un atleta di Posillipo non è un caso, ma mira. Ed è stata la mia fortuna. Come ogni buon partenopeo, infatti, Gigi Ganino è un filosofo e quando spiega il canottaggio lo fa dicendo cose profonde in modo semplice.
Tra i molti insegnamenti che mi ha impartito, sono otto le sue frasi che hanno contribuito in maniera determinante a cambiare la mia vita di canottiere:
1) Quann aie nu’ brutto presentimènt è megliò si te ne staje a casa (Se hai una sensazione spiacevole, è più prudente non muoversi dal proprio domicilio)
2) Cchiù poc simm e cchiù bell parimm - (Non importa il nostro numero. Se siamo in pochi ad allenarci, sembriamo più belli)
3) Aie voglia e’ mettèr o’ rum, si ta fai che strunz’ nun diventeraì maje babà!!! (Hai voglia ad aggiungere il rum. Se frequenti gente poco raccomandabile, non diventerai mai un babà. Clicca qui per capire la metafora)
4) Si nun bbuo’ uscì in barcà, oggi amma faticà (Se non te la senti di uscire in barca, oggi dobbiamo lavorare duramente)
5) Remì assaje megliò e’ tantì altrì ca’ dinto. C’amma sul allenà (Remi meglio di tanti altri atleti di questa società. Ti devi solo allenare)
6) Giusè quindìc minut e’ braccia song sufficienti. O’ vulimme fa partì stu cazz e’ carrell? (Vogare un quarto d’ora solo con le braccia può bastare. Che cosa ne diresti di usare anche un po’ il carrello?)
7) Apriti in attacco, nun ave’ paurà. Pure si car’e in acquà nun fa nientè (Non aver paura di portare tutto il carrello in avanti. Lascia perdere che siamo ad aprile, anche se cadi in acqua non succede nulla)
8) Peppì me aia’ fa’ na’ cortesià? Basta muovèr cheste dità. Si nu’ canottièr e’ manì te devono far malè ppe forzà (Giuseppe, puoi farmi un favore? Questo arpeggiare con le dita mentre fai remoergometro non va bene. Siccome dovresti essere un canottiere, è meglio abituarsi subito al dolore alle mani)

Il trio “spacco” Mario Palmisano (a sinistra), Raffaele Mautone (al centro) e Gigi Ganino (a destra)
Perché quando insegna l’arte del remo e “lo spacco”, Ganino “slogheggia”. Naturalmente in napoletano e senza fretta. Gigi “s’intallea”, come si dice a Napoli, ovvero si prende tutto il tempo necessario che gli serve per farsi capire. E in dialetto il tempo diventa “O’tiempo”, come ha spiegato alla perfezione lo scrittore Erri De Luca, anche lui nostro conterraneo: «Quella i fa diventare il tempo irregolare. E O’tiempo è assai più lento del ticchettio degli orologi che lo vogliono misurare». E Ganino te lo fa capire la prima volta che hai premura di andar via e non puoi portare a termine l’allenamento che ti ha assegnato. E lui ti chiede candidamente: «Ma pecché, che tieni ‘a fa’?».

Una tipica sessione di allenamento da “spaccati” di Gigi Ganino (a sinistra) e Mario Palmisano (a destra)
In questi pochi mesi, sotto la guida tecnica di Gigi Ganino, l’influenza “mentale” del mio motivatore Mario Palmisano e del mio “nutrizionista” Raffaele Mautone, ho capito che il canottaggio non è solo uno sport, ma un modo di pensare e di vivere. E alla base di tutto c’è la loro filosofia dello “spacco”. Prima di essere uno stato fisico, lo spacco è un’atteggiamento mentale, con il quale ci si approccia alle sfide che il mondo ti propone ogni giorno. A prescindere dal canottaggio. Lo spaccato si butta e ci prova sempre, senza paura di fallire. I suoi sogni preferisce viverli, nel cassetto ci tiene solo le mutande. E quando vede che la vita non gli sorride, le fa il solletico.






