Nel canottaggio, come nella vita, nessun uomo (o donna) è un’isola, completo in se stesso, e soprattutto non arriva mai nella posizione che occupa in questo sport senza essere aiutato, sorretto, spinto, tirato e incoraggiato a fare meglio. Perché il limite più grande per un canottiere non è fisico o tecnico, ma mentale. E’ all’interno della nostra testa che si compie tutta la magia.

Mario Palmisano (36 anni), maestro jedi e cintura nera di mental coaching
Tuttavia, la mente umana è spesso impossibile da capire. Esattamente come un paracadute, funziona solo quando è aperta. Il paradosso è che non si può esagerare nemmeno con le aperture, altrimenti va a finire che il cervello cade per terra. Serve equilibrio nella Forza mentale, qualità che scorre potente nelle vene di Mario Palmisano. Perché lui non è solo un formidabile atleta e un allenatore di canottaggio, ma un vero e proprio maestro jedi di questo sport.
Il maestro jedi del canottaggio: Mario Palmisano
Mario Palmisano ha il raro dono dell’empatia, ovvero la capacità di comprendere appieno lo stato d’animo delle persone, che nella maggior parte dei casi si presentano davanti a lui con la medesima richiesta: «Aiutami Mario Palmisano, sei la mia unica speranza». E lui lo fa, senza tirarsi mai indietro. Come? Dicendoti quello che non vuoi sentire, facendoti vedere quello che non vuoi vedere, in modo che tu possa essere quello che hai sempre saputo di poter diventare: un canottiere. E scusate se è poco.
Nel canottaggio esistono due categorie di atleti: quelli di scienza e quelli di fede. I primi, e io sono fra questi, hanno bisogno di avere tutte le risposte. Gli altri, e Mario Palmisano ne è un degno rappresentante, no. La differenza non è poca, soprattutto perché quando pensi di avere le risposte, la vita ti cambia le domande. Ecco perché molto spesso mi dice: «Oi Pè, va bbuono tutt sti chiacchiere, peró mo è arrivat o’mument e’faticà! Jamm bell ja!!».

Mario Palmisano durante uno “spacca-training”
Tempo fa, gli chiesi se esistesse
un segreto per diventare competitivi. Mi rispose così:
«E’ tutta una questione di testa. Puoi allenarti anche 14 volte alla settimana, ma se vuoi davvero fare una gara ed essere competitivo, la differenza la fa l’atteggiamento con il quale approcci la cosa. Non è facile. Inizia ad allenarti cercando di essere più costante possibile… poi ne riparliamo più avanti».
E da allora ne discutiamo tutti i giorni, perché come dice giustamente Gigi Ganino:
«Quand’ parl’ Palmisano è Cassazion’!!!».

Ma per capire meglio il segreto di questo straordinario atleta e diventare un canottiere di fede come lui, mi sono affidato ai ricordi dell’amico comune Vincenzo Triunfo, che mi ha raccontato un episodio emblematico: «Ti parlo di un fatto accaduto nel lontano 2002. Estate in barca. Giornata di mare stupenda in compagnia di Mario Palmisano e altri amici. Nel pomeriggio, ormeggiamo al porto di Procida e Anna, all’epoca mia fidanzata e oggi mia moglie, chiede: «Ragazzi, che gelato volete?». Mario rispose: «A me una Viennetta». Ma allora non esisteva la Viennetta monoporzione, quindi se ne mangiò una intera!!!». Raffaele Mautone aggiungerebbe: «Mo se ne magn due…». Insomma, alla fine di questa storia la morale che ho imparato è la seguente: per Mario Palmisano quello che cerchi è dentro di te. Altrimenti è nel freezer.
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