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Giampiero Galeazzi: E andiamo a vincere!

Giampiero Galeazzi è un monumento del giornalismo sportivo italiano. Anzi di più: è un vero e proprio supereroe. Sì, perché nella maggior parte dei casi (e io purtroppo rientro in questa statistica) il giornalista è un mestiere nel quale si passa la metà del proprio tempo a parlare di ciò che non si conosce e l’altra metà a tacere ciò che si sa. Ma se in questo lavoro io rappresento la regola, il mitico “Bisteccone” è sicuramente l’eccezione.

Giampiero Galeazzi (68 anni)

Giampiero Galeazzi (68 anni)

Eh già, perché in oltre quarant’anni di professione, questo inimitabile professionista ha saputo costruire la sua brillante carriera raccontandoci i tre grandi amori della sua vita: il calcio, il tennis e naturalmente il canottaggio. Oggi, grazie anche alla sua inesauribile passione remiera, il giornalista romano ha voluto chiudere un cerchio, firmando l’ultimo capitolo della sua straordinaria attività sportiva con il libro E andiamo a vincere - La gloriosa storia dei fratelli Abbagnale (Limina editore, 18 euro).

E andiamo a vincere: la storia di Giampiero Galeazzi

Quello tra Giampiero Galeazzi e il canottaggio è un amore di lungo corso. La sua passione per l’arte remiera nasce grazie al papà Rino, all’epoca allenatore della Canottieri Roma. «Mio padre è stato campione di canottaggio», ha raccontato il giornalista romano. «Vinse gli europei nel 1932, nel due senza. Poi continuò facendo l’allenatore alla Tevere Remo e poi alla Canottieri Roma. Per cercare di curare un braccio che mi era rimasto bloccato dopo un incidente mi fece fare canottaggio. E così divenni un fiumarolo. Stavo sempre in riva al Tevere. Ho imparato anche a nuotare, nel Tevere».

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Il doppio del Canottieri Roma Galeazzi-Spingardi, campione italiano assoluto 1968

«Andiamo a vincere è la frase che dissi in diretta a Seoul, nel 1988, quando “spinsi” Giuseppe, Carmine e Peppiniello Di Capua all’oro olimpico. Mi ero ripromesso di fare una telecronaca seria, ma quando ho visto la prua della barca azzurra davanti a tutti, non ce l’ho fatta più. Praticamente ho trasmesso da Seoul senza microfono. Alla fine, avevo strillato così tanto che ero più stanco e sudato di loro. Però, quel giorno, ero felice come se sul podio ci fossi salito io», ha raccontato. «Scrivere questo libro era l’unica conclusione possibile, una sorta di “final destination” dopo tutte le telecronache “gridate” addosso ai fratelli Abbagnale, le cui gesta hanno camminato parallelamente alla mia carriera».

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Il mitico due con di Giuseppe e Carmine Abbagnale, guidato dal timoniere Giuseppe Di Capua

Una carriera incredibile, che ha attraversato trent’anni di storia del nostro Paese. Perché quando nel mondo dello sport italiano accadeva qualcosa di incredibile, lui era sempre in prima fila. C’era quell’11 luglio del 1982, quando l’Italia di Enzo Bearzot vinceva la sua terza Coppa del Mondo. E mentre Nando Martellini gridava in Tv “Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo”, Galeazzi aveva già Paolo Rossi sotto l’ascella. C’era anche il 17 maggio del 1987, quando Diego Armando Maradona consegnò al Napoli uno storico scudetto. E Giampiero cosa fece? Si chiuse con l’asso argentino dentro a uno sgabuzzino del San Paolo, mentre duecento inviati da tutto il mondo aspettavano fuori.

Agostino Abbagnale (47, a sinistra) e Davide Tizzano (45, a destra) trionfano ai Giochi Olimpici di Atlanta nel 1996

Agostino Abbagnale (47, a sinistra) e Davide Tizzano (45, a destra) trionfano ai Giochi Olimpici di Atlanta nel 1996

C’era quel 25 settembre 1988, sul bacino di Misari, nei dintorni di Seul, dove i fratelli Abbagnale riscrivevano la storia del canottaggio, e c’era anche ai Giochi Olimpici di Atlanta, quando Agostino Abbagnale abbatteva a colpi di remi la sfortuna e insieme a Davide Tizzano risaliva sul trono del mondo. Adesso, mentre si gode la sua meritata pensione, la voce di Giampiero continuerà a risuonare nella nostra memoria. E ogni volta che la fatica o lo sconforto sembreranno prendere il sopravvento, un attimo prima di gettare la spugna anche noi ci ricorderemo le parole magiche che “spinsero” i fratelli Abbagnale nella leggenda: Andiamo a vincere.

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Giuseppe Lamanna

Giuseppe Lamanna

Campione Olimpico nel perdere tempo, sono un giornalista che rema o un canottiere che scrive

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