(dis)Avventura di un canottiere a Posillipo

Tra i circoli sportivi partenopei, il Posillipo è il più blasonato dell’ultimo trentennio. Gli atleti in maglia rosso-verde hanno mietuto successi nel canottaggio, nella scherma, nel canoa-polo, ma soprattutto nella pallanuoto. La storia della squadra di pallanuoto posillipina è abbastanza recente: nel 1979 è stata promossa in A1 e ha vinto il primo titolo nel 1985. Da allora, altri 10 scudetti e varie coppe, collocandosi per numero di trofei subito dopo il prestigioso Recco.

Napoli

Il Circolo Posillipo, già Circolo Giovinezza durante il “ventennio”, sorge alle pendici dell’omonima collina a ovest del golfo di Napoli: una posizione incantevole, a quattro passi da Mergellina e dalla storica chiesa di S. Maria del Parto, che custodisce le spoglie di Jacopo Sannazzaro, autore de L’Arcadia. Di fronte il Vesuvio e Capri; a sinistra via Caracciolo con alle spalle la Villa Comunale e il celebre Acquario e in fondo il Castel dell’Ovo e il Borgo Marinari.

Posillipo: (dis)avventura di un canottiere

Qui hanno sede il Circolo del Remo e della Vela Italia, il Real Circolo Canottieri Savoia e la Rari Nantes Napoli, la società pallanuotistica più antica che, a differenza del Posillipo, ha il problema di non possedere la piscina. Il che, fino agli anni ‘50/’60, non le ha impedito di vincere 5 scudetti. Oltre il Borgo Marinari ci sono il Palazzo Reale e il Maschio Angioino, ai cui piedi sorge il Molosiglio, sede di un altro glorioso circolo cittadino, il Circolo Canottieri Napoli anche noto più semplicemente come “la Canottieri”, oppure come “il Napoli”.

La sede del Circolo Canottieri Napoli

La sede del Circolo Canottieri Napoli

“Il Napoli” la piscina ce l’ha e negli anni ’70 ha prevalso sui cugini della Rari Nantes e su ogni altro circolo cittadino. Anzi è stata in assoluto una delle maggiori società sportive italiane: ha avuto la sfortuna, sportivamente parlando, di imbattersi nel Recco di Eraldo Pizzo che, allora come ora, inanellava lunghissime serie di vittorie nel campionato italiano. Se non ci fosse stato il Recco, gli atleti giallo-rossi avrebbero dominato in lungo e in largo, mentre si sono dovuti “accontentare” di 8 scudetti, l’ultimo dei quali conquistato nel 1990, e di una Coppa dei Campioni.

Canottieri-Napoli-100-anni

Quest’anno “il Napoli” festeggia il centenario e si sta risollevando dopo un lungo periodo di appannamento. Il sottoscritto a 18-19 anni ha avuto l’onore di frequentare “il Napoli” come canottiere. Pur avendo cominciato un po’ tardi, ho vinto la Coppa Lysistrata, la più antica competizione remiera italiana, nata nel 1909 e tuttora in auge. All’epoca allenatore della pallanuoto era il grande Fritz Dennerlein e c’erano giocatori come Parisio, Forte, Notarangelo, D’Angelo, Lignano, Scotti-Galletta, cui si sarebbe poi aggiunto Sante Marsili. Noi canottieri col bel tempo eravamo autorizzati a fare il bagno in piscina, dove la porta e qualche pallone giallo c’erano sempre: così nacque il mio amore per la pallanuoto che qualche anno dopo, lasciato il canottaggio, mi portò a giocare alcune partite in serie C, ma non a Napoli (il livello per me sarebbe stato troppo alto) bensì in Calabria, nel Vibo Marina. Tutta questa premessa per raccontare una mia personale esperienza con il Posillipo.

La squadra della Canottieri Napoli di Pallanuoto, campione d'Italia del 1973

La squadra della Canottieri Napoli di Pallanuoto, campione d’Italia del 1973

Non dico l’anno, ma ciò che sto per raccontare è successo tantissimo tempo fa. Come ho detto praticavo il canottaggio: sport durissimo dove agli allenamenti in barca si alternava la “vasca” (una sorta di barca simulata, oggi in gran parte sostituita dal più moderno remoergometro), la palestra - in particolare la pesistica - e la corsa. A pieno regime si faceva un’ora e mezza di corsa due volte alla settimana: chi poteva andava a correre nei parchi, per evitare lo smog delle vie cittadine, ma per lo più si sceglieva il tragitto Molosiglio – Via Caracciolo – Capo Posillipo e ritorno. In pratica, dopo aver percorso il lungomare Caracciolo che è pianeggiante, si iniziava una lunga salita proprio nei pressi del Circolo Posillipo fino a raggiungere il Parco Virgiliano che è sulla sommità della collina, luogo caro agli autori di canzoni napoletane e alle coppiette desiderose di un po’ d’intimità.

via-caracciolo

Il lungomare Caracciolo a Napoli

Il ritorno ovviamente è in discesa, prima di riprendere la Caracciolo. Fu qui, lungo la tortuosa discesa di Posillipo che, in una fredda sera di febbraio avvenne il fatto. Ero da solo e cominciai ad avvertire sempre più forti dei crampi intestinali. Continuai a correre più per disperazione che altro, ma il dolore saliva, sempre meno sopportabile. In momenti del genere c’è solo una cosa che si desidera: poter disporre di un w.c. Ma ero da solo, per strada, a febbraio. Ero preso dalla disperazione e avevo quasi deciso di liberarmi dietro un maggiolone Volkswagen parcheggiato in curva, accettando l’eventualità di essere raggiunto da una denuncia per oltraggio al pudore su iniziativa di qualche solerte e indignato abitante posillipino. Tuttavia questo problema era niente rispetto a quello, decisamente più drammatico, della mancanza di carta igienica. A questo punto il colpo di genio. Il porto nella bufera. L’oasi nel deserto. La meta desiderata. Insomma: il bagno tanto agognato.

La sede del Circolo Nautico Posillipo

La sede del Circolo Nautico Posillipo

Mi trovavo a pochi minuti dal Circolo Posillipo: è vero, ero un estraneo, anzi un avversario, ma ero vestito con un’anonima tuta sportiva blu come tanti atleti posillipini: nessuno mi avrebbe notato. In verità avrei anche potuto chiedere il permesso di adoperare la toilette che certamente non mi sarebbe stato negato, ma stavo troppo male per dare spiegazioni! E fu così che, come un ladro, anche se in perfetta buona fede, mi infilai nelle luminose sale del Circolo dove non avevo mai messo piede in precedenza e, senza fare domande, proseguii istintivamente verso il mare, dove certamente avrei trovato gli spogliatoi del canottaggio e della piscina. Così avvenne: senza dire una parola raggiunsi il mio obiettivo e finalmente mi liberai… di ogni problema, tensione, dolore, disperazione. Ero un uomo nuovo. Non restava che riprendere la mia corsa e tornare al Molosiglio. Questo non vuole essere un racconto irriverente di un ex atleta giallo-rosso nei confronti dei rivali rossoverdi: è un episodio vero che mi fa provare nostalgia per la mia Napoli, per lo sport agonistico e tenerezza per i miei 18 anni ingenui, meravigliosi e lontani.

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