Così come è in grado di cambiare il colore di una medaglia (il doppio Fossi-Battisti docet), un centesimo di secondo rappresenta anche la distinzione che intercorre tra un canottiere potenzialmente vincente e la solita cape ’e cazz’ che siete sempre stati. Ma se nel primo caso parliamo di una finale mondiale, nel secondo si tratta di una prova più semplice, almeno in apparenza: rispondere a una domanda del vostro allenatore.
E così, quando Gigi Ganino mi ha chiesto: «Peppì, che testa tieni quest’anno?», non ho saputo cosa rispondere. Purtroppo, nell’arte del remo le buone intenzioni non hanno il minimo valore, sono solo ginnastica intellettuale. Il vero problema del canottaggio è che si tratta di uno sport di prestazione. Essere il più bravo o quello che si è allenato meglio non basta. Qui vince soprattutto chi è convinto di poterlo fare.
L’anno (canottaggio) che verrà: 2015
Tutti i nostri buoni propositi falliscono per un semplice motivo: sono fatti troppo presto. Ma se la tradizione li prevede solitamente il 31 dicembre, un canottiere deve per forza anticiparli. La sua stagione si programma a settembre, perché a ottobre si riparte. Calendario alla mano, quindi, scegliete il vostro traguardo stagionale e lavorate per raggiungerlo. Per quanto mi riguarda, l’obiettivo non può che essere uno solo: «O adesso o… l’anno prossimo!». Perché se il Piano A non dovesse funzionare, non bisogna dimenticare che nell’alfabeto ci sono altre 25 lettere.
Quindi lasciate perdere chi vi dice che le buone intenzioni sono semplicemente assegni che gli uomini emettono su una banca dove non hanno un conto corrente (Oscar Wilde) o che la settimana dopo aver fatto i vostri buoni propositi, li userete per lastricarci la strada per l’inferno (Mark Twain), esattamente come avete fatto negli anni precedenti. Siate ottimisti e se è necessario ricominciate da capo una, dieci, cento volte. Senza guardarvi indietro. Da buon napoletano mi sento di darvi un ultimo consiglio: con il passato fateci solamente il sugo.






