Canottieri San Cristoforo: «Siamo pazzi… arrendetevi!»

Nel cuore di Milano, lungo il Naviglio Grande, c’è un posto che non ha eguali sulla Terra: la Canottieri San Cristoforo. Questo luogo è unico al mondo, colmo di meraviglie, mistero e pericolo. Si dice che per sopravvivere qui, sia necessario essere matti come un cappellaio. E per fortuna, le persone che la frequentano lo sono.

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Il presidente Sergio Passetti è stato fortunato, ma anche bravo, a radunare intorno a sé un gruppo di persone così colorato e colorito. Nel cuore di Milano, si è affidato a tre napoletani (Gigi Ganino, Raffaele Mautone e Mario Palmisano) e a una fiorentina (Anna “Nino” Bonciani) per far emergere una nuova realtà sportiva. E questi quattro moschettieri del remo sono riusciti a convincerlo di una cosa fondamentale: nel canottaggio, il successo non è un obiettivo, ma una conseguenza. Perché un circolo non è una “semplice” palestra, dove le persone vanno solo per tenersi in forma. E’ un luogo cui appartenere, dove sentirsi parte di un’allargatissima famiglia sportiva.

«Siamo pazzi… arrendetevi!»: ecco la Canottieri San Cristoforo

Al di là dei meriti sportivi, è questo il vero successo. E allora permettetemi di presentarvela, questa famiglia, cominciando dal patriarca Sergio Passetti e dal quartetto cetra degli “spaccati” Mario Palmisano, Gigi Ganino, Anna Bonciani e Raffaele Mautone. Nel canottaggio hanno visto più cose loro di quante noi apocrifi del remo potremo mai immaginare. Daniela Bialetti, instancabile organizzatrice di eventi volti a sollazzare noi canottieri. Michele Carini, la cui voracità alle cene sociali è pari solo alla sua destrezza con la chitarra, e i suoi simpaticissimi genitori Mauro e Mariagrazia. Lorenzo “Lollo” Mazzeo, la cui disciplina e rigore negli allenamenti è un esempio per tutti i debosciati del remo. Stefano Lo Cicero, il compagno di allenamento (e di barca) che chiunque vorrebbe avere. Alberto “Albi” Davoli, silenzioso non perché sia timido, ma perché dà il giusto valore alle parole e soprattutto sa quando e come dirle.

Una tipica sessione di allenamento da "spaccati" di Gigi Ganino (a sinistra) e Mario Palmisano (a destra)

Una tipica sessione di allenamento da “spaccati” di Gigi Ganino (a sinistra) e Mario Palmisano (a destra)

Lucia Puricelli, artista per vocazione e professione. Sorride poco, ma quando lo fa illumina un intero quartiere. Matteo Zani, detto Capitan America per la sua prestanza fisica e perché possiede veramente un super potere: la capacità di fare gruppo. La dolce Michela Rapone, i cui ricci diventano capricci solo quando la sua Milano viene ingiustamente maltrattata. Matteo Romagnoli Mosca, la cui tenacia è grande quanto la sua passione per la bicicletta. Nicola Frisia o come lo chiamano tutti “il doc”, perché canottiere di origine controllata e medico di inarrivabile professionalità. Mario Scalella, la cui saggezza e memoria storica sono sempre fonte d’ispirazione. Mauro Toscano, la cui sottile ironia ci soccorre nei momenti drammatici (e non sono pochi). Veronica Crippa, il cui entusiasmo contagioso farà “ammalare” di canottaggio anche le sue amiche (giusto Alessia?).

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Ultimo, ma non per ultimo, Simone (o come dicevan tutti Mone) Noggler. Questo guascone ci ha lasciati, si è preso un anno sabbatico dal canottaggio. Ma noi gli vogliamo bene lo stesso. Ecco perché lo aspetteremo prima di rimettere in acqua il Dragon Boat. Io sono Giuseppe Lamanna, conosciuto anche come Peppe l’ammacchione, e questa è la mia famiglia sportiva. Se un giorno riuscirò a diventare un canottiere sarà soprattutto per merito loro. Persone così si finisce sempre per amarle. Perché nel canottaggio non ci sono estranei, ma solo amici che non hai ancora incontrato. Si nasce tutti pazzi, ma per fortuna alcuni lo restano. Proprio come noi.

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Giuseppe Lamanna

Campione Olimpico nel perdere tempo, sono un giornalista che rema o un canottiere che scrive

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