Esistono degli oggetti di uso comune che però nascondono un valore inestimabile. Questo perché nella scala dei sentimenti, non è il prezzo a rendere preziosa una cosa. Nella maggior parte dei casi, infatti, la bellezza di un oggetto deriva dalla sua storia.
Quello che rende la nostra quotidianità noiosa è la mancanza di meraviglia. Un aspetto che non manca al mondo del canottaggio, la cui capacità di sorprendere non conosce pause. Dietro ogni angolo di questo universo umano e sportivo, infatti, si nasconde sempre una storia che vale la pena conoscere. Quella che vi racconterò oggi vede protagonisti Simone Raineri, campione olimpico dalla sconfinata umiltà, e Arianna Mazzoni, atleta dal sorriso che mette K.O.
Il sorriso di Arianna e i ricordi di Simone
Se dovessi descrivermi, direi che sono una persona distrattamente attenta. Un paradosso verbale nato dal fatto che preferisco perdermi nei particolari, piuttosto che valutare una visione d’insieme. E così, quando mi sono ritrovato davanti a una foto di Arianna, il mio cervello non si è concentrato sulle ragazze belle e sorridenti (il plurale è d’obbligo visto che con lei c’era la sua compagna di barca Claudia De Stefani) che avevo davanti. No, la mia attenzione è stata catturata dagli occhiali che aveva sulla testa.
«C’è una storia molto carina su questi occhiali», mi spiega Arianna. «Sono stati un regalo del mio idolo Simone Raineri». Per quei pochi sciagurati che non lo sapessero, Simone Raineri ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Sidney nel 2000 e d’argento a Pechino nel 2008. Sempre nel quattro di coppia. «Da due estati, lo incrociavo tutti i giorni durante i raduni a Piediluco. Probabilmente, sentendosi osservato da occhi adoranti di chi è cresciuta guardando il capovoga del mitico quattro di coppia sui video di YouTube, ha iniziato ad accennarmi un sorriso. Fino a quando abbiamo cominciato a salutarci, com’è naturale tra due persone che pur non conoscendosi si incontrano ogni giorno. Un semplice “ciao”, ma sufficiente a farmi sentire al settimo cielo».
«Il giorno della partenza per i mondiali junior di Amburgo, dove avrei gareggiato nel quattro di coppia, Simone stava uscendo e aveva i suoi Salice in testa. Si ferma e torna negli spogliatoi, da dove esce indossando un altro paio di occhiali. Poi, viene verso di me e mi dice: “Posso farti un regalo come in bocca al lupo per il tuo mondiale?”. E mi porge i Salice che cinque minuti prima aveva in testa. Sono rimasta a bocca aperta, senza riuscire a proferire parola. Credo di aver fatto anche una figuraccia, perché mi sono voltata per vedere se stesse parlando davvero con me. Ora quei Salice sono custoditi gelosamente. È come se Maradona avesse regalato i suoi pantaloncini a un ragazzo che gioca contro il muretto!».
Mi sembra una bel racconto. Ma perché diventi una grande storia, ho bisogno anche della versione di Simone. Così, non faccio altro che scrivergli. Tempo dieci minuti e stiamo già conversando come vecchi amici. Anche questo è il bello del canottaggio. «Arianna mi ha subito colpito. E’ una ragazza solare e sempre sorridente, capace di legare e fare gruppo con le altre ragazze. Dote molto importante in uno sport come questo», racconta Simone. «I nostri incontri non solo erano pochi, ma anche molto brevi. Perché la squadra junior si allenava al mattino, noi senior il pomeriggio. Quindi ci si incontrava lungo la strada per l’albergo. Ogni volta che ci incrociavamo, Arianna era sempre affabile e gentile, salutava me e Matteo Stefanini. Così, dopo un po’, abbiamo iniziato anche a scambiare qualche parola».

Il quattro di coppia che a Sidney nel 2000 vinse l’oro. Da sinistra: Agostino Abbagnale, Alessio Sartori, Rossano Galtarossa e Simone Raineri
«Vedevo che le ragazze usavano spesso gli occhiali, così mi è venuto spontaneo regalarle i miei. Devo ammettere che quando ero junior, mi sarebbe piaciuto ricevere un piccolo pensiero da parte di un senior, da tenere come ricordo e portafortuna. Arianna è rimasta molto stupita quando le ho dato gli occhiali, ma spero che sia stata anche felice. L’ho fatto con il cuore. Il mio è stato solo un piccolo dono, mentre lei mi ha regalato qualcosa più prezioso: mi ha portato indietro nel tempo. Il suo entusiasmo mi ha ricordato i bei momenti che ho avuto da junior e come il canottaggio (e lo sport in generale) debba essere vissuto: in modo spensierato e divertente e non come un lavoro in fabbrica. Purtroppo, dopo tanti anni da senior, capita di dimenticare queste cose. Ecco perché sono più grato io a lei. Spero che in futuro anche Arianna possa fare la stessa cosa con un giovane canottiere». Lo scrittore Romano Battaglia diceva che per raccogliere un destino sia necessario seminare un carattere. E come “contadino” Simone Raineri ha fatto un grande lavoro. Adesso tocca ad Arianna Mazzoni prepararsi per fare un ottimo raccolto.


