Maledetto crampo! Mancano 1.800 metri al traguardo e il polpaccio destro inizia a contrarsi quando non deve. Ho appena superato un avversario, vado a 30 colpi e fino a quel momento, per me, la Silver Skiff è la gara che non ti aspetti. Ma in poche palate il dolore diventa insopportabile. Mi fermo. Tiro fuori i piedi dalle scarpette, improvviso un po’ di stretching, riprovo a partire. Niente, il dolore è lancinante. Il timore di dover lasciare la gara proprio quando pensavo di dare tutto, fino al traguardo, viene fuori con un: “No, no, no”. Non può finire così.
La paura diventa lucida rabbia. Riprendo, senza spingere. Il dolore diminuisce. Sono di nuovo in gara, ma il crampo è in agguato, pronto a bucarmi il polpaccio. L’unica soluzione è spingere con una gamba: così faccio fino all’arrivo, quando lo squillo di tromba segna il mio passaggio. La maglietta è zuppa di sudore, le gambe e il sedere doloranti, il braccio destro contratto per le continue correzioni di direzione necessarie a evitare di schiantarmi contro il pilone di qualche ponte, come i fratelli Colsi in Superfantozzi. Sono un rottame. Un rottame incazzato, ma soddisfatto. Perché appena metto piede sul pontile, ripenso a tutta la gara e non ritrovo un solo momento in cui potevo dare di più.
Silver Skiff 2014: un racconto d’autunno
Quando mi sono iscritto alla Silver, dieci giorni fa, sapevo che gareggiare a meno di 28 colpi di media non avrebbe avuto senso. Io ne avevo 26 al massimo, guadagnati in sei uscite in barca da settembre. Lo so, non è così che si prepara una gara. Ma questo, insieme a tanto remergometro, ahimé!, è quello che mi sono potuto permettere. Messo il singolo sui cavalletti, incrocio Marco Costantini, generoso allenatore del Telimar a cui devo la buona riuscita di questa Silver Skiff. “Ti ho visto bene, bravo!”, mi dice. “Allora posso riprendere a gareggiare?”, gli chiedo scherzando. “Certo, tu puoi riprendere quando vuoi. Te ne devi solo convincere”, risponde.
Mentre guardo i miei prossimi avversari (in birreria…), i fratelli Sinkovic, che posano i loro singoli sul carrello, sorrido: quelle parole sono la mia medaglia. “Più che altro devo convincere Cristina (mia moglie)…”, gli dico ridendo. Drin, drin… suona il telefono. Si parla del “diavolo” (con amore, naturalmente) e… “Pronto?”, “Ciao amore”. “Ciao”, risponde lei. “Com’è andata la gara?”, mi chiede. “Sono arrivato 134°”, rispondo io. “Su 135?”, mi fa lei. “Sì, ti amo, credo in te e ti stimo anch’io”, penso nella mia testa. “No, eravamo oltre 500”, gli rispondo piccato, ma in fondo abituato alla solita simpatica battutaccia che mi ripete quasi ogni volta che (ormai raramente) faccio una gara. Sono fortunato, ho la moglie cabarettista! Ma questa è un’altra storia (potete leggervi: Nel canottaggio il nemico è alle porte… di casa!). Torniamo alla nostra, con un salto all’inizio.

I campioni del mondo e Olimpici Martin (a sinistra) e Valent Sinkovic, rispettivamente vincitore e 5° classificato alla Silver Skiff 2014 e Stefano Lo Cicero (al centro)
Quando arrivo a Torino, c’è il sole, il Po’ luccica e la prima cosa che mi chiedo è: “Perché non l’ho fatta prima questa gara?”. La risposta risuona nella mia testa e me la dà il mio amico e compagno di barca putativo Giuseppe Lamanna, e cioè che sono l’uomo del domani, non nel senso di prototipo di superuomo del futuro, ma di procastinatore incallito. Come dargli torto! A piedi arrivo davanti all’hangar della Reale Canottieri Cerea, vedo la barca che dovrei usare, un glorioso Empacher anni Novanta: “Mi va più che bene, per le mie (contenute) ambizioni”, dico tra me. Nemmeno il tempo di finire di pensare e incontro Marco Costantini, che dopo i saluti e due chiacchiere mi spara a bruciapelo: “Vuoi usare il singolo aliante? Filippi ce l’ha appena consegnato: è del 2012 ma di fatto è nuovo”. Va bene la fiducia, ho pensato, ma forse stiamo esagerando. “Sei sicuro? Mi dai questa responsabilità?”, gli dico. “Se te la prendi, sì”, risponde. “Ok, ci sto!”.
La spacchetto, la monto, Marco la regola, e via in acqua. Inizio a remare, risalendo il fiume. Davanti a me, sulla mia scia, due donne in singolo. Io remo senza particolare impegno fisico, loro si avvicinano. Passano due km, una delle due mia affianca e mi supera. La guardo, rema bene, sarà una forte, avrà un passato… Insomma, inizio a cercare ogni possibile appiglio per giustificare come una donna (non me ne vogliate) non giovanissima (aveva i suoi 38/40 anni) mi abbia raggiunto con tanta facilità. “Va bene che non sono allenatissimo e che sto facendo un po’ di fondo lento, ma così no…”. Il peggio, però, deve venire. Dopo essere stato superato, remo ancora per un po’. Sono davanti all’altra ragazza di una ventina di metri. Sbaglio direzione e sono costretto a fermarmi. Lei mi raggiunge e scopro che la ragazza ha non meno di 50 anni - a giudicare dai capelli grigi, molto grigi - rema bene e mi basta un suo sguardo per capire che alla Silver non ci vanno solo i campioni, le promesse e i master appanzati. Ci sono anche master che sembrano terminator. E io rischio di tornare a casa malconcio. Ma pazienza. Continuo il mio allenamento, finché il sole non si spegne su Torino. Sono sereno e felice. È così che mi sveglio domenica mattina. Ed è così che vado a letto la sera. Perché il 9 novembre, a Torino, volevo essere un canottiere. E ci sono riuscito!







Roberto, tuo papa'
Sei un professionista, in tutto quello che fai. Bravo ti voglio bene e sono orgoglioso di te. Penso che quelle levatacce al mattino per andare al porto di Catania, le lunghe file in macchina per venire a prenderti dopo gli allenamenti, quando avevi solo 13 anni sono servite anche a questo. ma tutto era gia’ dentro di te. E ancora continua a venire fuori.
Papa’ (Roberto Lo Cicero)
Giuseppe Lamanna
Ciao Roberto, fai bene a essere orgoglioso del tuo ragazzo. Non solo è un grande canottiere, ma anche un grande amico e una splendida persona!
Un abbraccio
Umberto Dentis
Caro Stefano, avessi saputo che venivi al Silver ti avrei cercato x conoscerti. Ti seguo sempre e mi piace il tuo modo di vivere il canottaggio: avrei fatto volentieri quattro chiacchiere con te e con Marco.
Complimenti per il risultato! 134^ con tutti sti master stranieri super allenati non è niente male come esordio. Se tornerai l’anno prossimo partirai con un numero molto basso.
Grazie x aver partecipato e ti aspettiamo nel 2015.
Giuseppe Lamanna
Caro Umberto, grazie a voi che da anni organizzate una gara così spettacolare e divertente sempre in maniera impeccabile!
stefano lo cicero
@papà: grazie! beh diciamo che se dopo 21 anni di canottaggio sono ancora qui a fare finta che il tempo non sia passato è assolutamente merito tuo e della mamma! Vi voglio bene..
@giuseppe: guarda che il doppio con te lo faccio anche senza questi complimenti… 😉
@umberto dentis: anche se non ci conosciamo, grazie delle parole, che mi permetto di girare a Giuseppe Lamanna, autore di questo bellissimo blog - che definirei la vera “casa dei canottieri italiani” - e mio insostituibile amico.