Prima o poi doveva accadere. In anticipo sul calendario, è arrivato l’inverno del nostro scontento. Il freddo inizia a pungere e già a metà pomeriggio la luce lascia il posto alle tenebre. E quando pensi che “potrebbe essere peggio”, lo scrittore Andrea G. Pinketts nell’incipit del suo romanzo, Il vizio dell’agnello, ti ricorda che è già peggio.
Perché “quando piove, piove. In certi casi pioviggina, a limiti estremi grandina. Ma quando piove, piove. Hai voglia di credere che sia solo vapore acqueo e che, certo, domani il cielo sarà azzurro come in una canzone napoletana. Ma quando piove, piove. E ogni volta può essere il diluvio universale“.
Il tempo del nostro scontento
Un vero canottiere non dovrebbe temere le debolezze del clima. Ma guarda caso, sempre citando Pinketts, la pioggia è obliqua. Come a dire che nella vita non c’è niente che vada per il verso giusto. Allora capisci che il cielo è un mare all’incontrario e ogni tanto te lo dimostra. Il tempo ha influenze inquietanti sul comportamento umano. Canottieri compresi. Perché quando piove, piove.
Una delle regole (non scritte) di questo sport è: trova la tua motivazione e non perderla. Si tratta di una legge universale, che vale per i professionisti del remo e soprattutto per i canottieri della domenica. La mia sta affogando nella pioggia, ma Gigi Ganino mi aveva avvisato: «Peppì prima di correre, devi imparare a camminare. E io ti insegnerò a volare. Ma non devi avere fretta. Ti dirò io quando sarà il momento giusto». Naturalmente, non l’ho ascoltato. Ovviamente, aveva ragione lui.
D’altronde, nel canottaggio esistono tre tipi di allenatori: quelli che ti dicono cosa fare, quelli che ti lasciano fare ciò che vuoi e infine ci sono quelli come Gigi, che vengono da te e ti aiutano a capire cosa sei in grado di fare. Così scopri che l’arte del remo si divide in quattro livelli: facile, normale, difficile, Ganino. E quando pensi che il livello 4 sia troppo, lui ti rassicura dicendo: «Se ti do un obiettivo è perché sono sicuro che sia alla tua portata». E siccome ti ha già dato dimostrazione di prevedere il tuo futuro sportivo, semplicemente perché lo decide lui, allora ti fidi. E ti infili nel tunnel del divertimento.
Il mio obiettivo, di cui vi ho parlato in Pensavo fosse amore, invece era un due di coppia - Parte 1 e Parte 2, è fermare il tempo ai mille metri sul remoergometro sotto i 3.10. Un’impresa titanica, ma secondo il mio allenatore alla mia portata. Purtroppo, nel canottaggio non esiste niente di più democratico del cronometro. Lui è imparziale semplicemente perché se ne frega delle tue aspirazioni, dei tuoi sacrifici e dei tuoi obiettivi. Il responso è impietoso: 3.39. Fato cornuto. Perché dal basso della mia competenza, so che 29 secondi non sono tanti, ma un abisso incolmabile. Perché quando piove, piove.
E mentre lo sconforto si accomoda accanto a me, guardo Raffaele Mautone e gli chiedo se diventerà mai più facile. «No Peppì, però diventerai più forte». Ma alla mia età, come faccio a cambiare mentalità e a imparare a soffrire? «Peppe sai quando si smette di imparare? Quando si muore». Sì, ma che senso può avere porsi un obiettivo che non potrai mai raggiungere? Già in tre mi hanno detto che non riuscirò mai a scendere sotto i 3.10. «Ma io sono uno di questi tre?». No, dico io. Lui si fa serio e mi guarda negli occhi, come le persone che stanno per dirti qualcosa di importante: «E allora mo’ simme in quàttr». Ride e mi abbraccia, mentre io decido che è il momento di tornare a casa.
Stasera sono scarico, così salto in sella alla mia bici e mi dirigo verso la fermata della Metro più vicina. Mi accomodo nel vagone di coda, dove un anziano viaggiatore legge Canottieri San Cristoforo sul retro del mio zaino. «Ma come, lei è un canottiere, gira in bicicletta e torna a casa con la metropolitana?». Sì, ma sono fuori servizio. Stasera sembrano avercela tutti con me. Non vedo l’ora di essere a casa, tra le braccia di mia moglie Sara, la timoniera del mio cuore. Quando arrivo, lei mi sorride: «Com’è andato l’allenamento?». Male, purtroppo i miei tempi fanno schifo e non capisco perché, dopotutto ho il canottaggio nel sangue. «Eh già», fa lei. «Evidentemente hai problemi di circolazione». D’altronde, quando piove, piove. Pioveva.











sarah
“La vita non si misura in minuti ma in attimi…” (da “Il curioso caso di Benjamin Button”) sembra valere anche per il canottaggio !!!!
sarah
Giuseppe Lamanna
Ciao Sarah, hai perfettamente ragione! E ogni attimo è sempre diverso, nonostante alcuni sostengano il contrario, perché siamo noi a non essere gli stessi di un attimo prima. E’ un po’ filosofico come concetto, però mi piace pensare che sia così!