Faccio canottaggio, chiamatemi Ismaele

«Il canottaggio è uno sport complesso. In tutti i sensi. L’essere duro è ciò che lo rende grande. Per uno come te, con la tua testa, non allenarsi anche un solo giorno è sbagliato e deleterio. Farlo non deve essere un sacrificio, ma una scelta. Se non ci riesci, allora non fa per te. Smetti di remare e continua a scrivere».

La verità mi fa male, lo so. Ma sono cose che capitano quando il tuo compagno di barca è anche il tuo psicologo. Secondo le Leggi di Boren, se hai dubbi, bofonchia. Se hai problemi, delega. Se hai precise responsabilità, pondera. Così ho fatto e finalmente ho capito chi sono: chiamatemi Ismaele.

Chiamatemi Ismaele, faccio canottaggio

Ma chi è Ismaele? E’ un personaggio biblico, di cui si ha notizia in Genesi 16, 11. Dopo lunghi anni di infertilità, Abramo ottiene da Dio il dono di un figlio. Tuttavia, non sarà sua moglie Sara a generarlo, ma la schiava egiziana di lei, Agar. Il piccolo si chiamerà Ismaele. Anni dopo, Sara partorisce Isacco. Il figlio legittimo scalza per diritto di sangue Ismaele. Per questo, il suo nome avrà d’ora in poi un doppio significato: colui che è stato ascoltato da Dio e il reietto, l’esiliato.

Ma Ismaele è anche colui che corre al mare per sfuggire al “novembre umido e piovigginoso” che gli “scende nell’anima”, e con lui le “migliaia e migliaia di mortali perduti in fantasticherie oceaniche”. E’ l’unico sopravvissuto a un’avventura titanica, la caccia a un leviatano dei mari: Moby Dick, la leggendaria balena bianca.

In questo oceano che è la vita, ognuno di noi ha una balena bianca da inseguire. In pochi l’hanno vista e chi l’ha sfidata per i motivi sbagliati ha distrutto se stesso. Il canottaggio è la mia balena bianca, la mia utopia. Come diceva lo scrittore Eduardo Galeano, mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. Quindi a cosa serve? Proprio a questo: a camminare.

Anche se la mia condotta dice il contrario, non voglio smettere. Non posso. Sarebbe la fine. Noi canottieri siamo nati dalle lacrime e dal sudore. Siamo fatti di acqua salata, come il mare. Con i piedi per terra che ci stiano gli altri, io preferisco avere una vita vista mare (cit. @alemarsia). C’è l’ho addosso il blu. Come il grande Enzo Maiorca. Quindi, continuo a inseguire una bellissima balena bianca e là dove si immerge, ogni volta viene fuori l’arcobaleno.

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Giuseppe Lamanna

Campione Olimpico nel perdere tempo, sono un giornalista che rema o un canottiere che scrive

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