Quando i bambini fanno row

Per almeno sei mesi all’anno, un canottiere diversamente giovane è come il mare d’inverno: la malinconia se la porta addosso. Come un profumo. Sono questi i momenti durante i quali nasce prepotente un desiderio: tornare bambini.

Li invidio, i bambini. Perché nonostante l’ingenuità, sanno quello che cercano. Paulo Coelho ha scritto che ci possono insegnare tre cose: essere contenti senza motivo, essere sempre occupati con qualche cosa e pretendere con ogni forza quello che desideriamo. Se potessi tornare indietro, pretenderei di diventare un canottiere.

Quando i bambini fanno RoW

Ho fatto altre scelte. Purtroppo. Adesso, la mia condizione sportiva è una questione di punti di vista. Da un lato, ci sono io a millantare che non è mai troppo tardi per essere quello che vuoi essere. Dall’altro, c’è il ben più autorevole scrittore americano Frederick Douglass a ricordarmi che è più facile crescere bambini forti che riparare uomini rotti.

Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi se ne ricordano. Non è vero. Io mi ricordo. Sì, mi ricordo. Geppi Cucciari una volta ha detto: quelli che chiamate uomini, talvolta sono soltanto bambini alti. Forse parlava di me. Perché spesso, nel tentativo di realizzare il mio desiderio, sono riuscito solo ad essere infantile. E non è la stessa cosa.

Il futuro che sogno per mio figlio è farlo diventare un cavaliere delle acque. Ma non voglio realizzare i miei desideri attraverso di lui. Forse ho fallito come canottiere, non voglio sbagliare come padre. Una volta, sul cartello di una palestra ho letto: «Il successo o meno del vostro bambino nello sport non indica che tipo di genitore siete. Ma se sarà un atleta pronto ad allenarsi, rispettoso, grande compagno di squadra e disposto a fare del suo meglio, sarà un riflesso diretto del vostro modo di essere genitori».

Allora, quando per lui sarà il momento di scegliere uno sport, mi limiterò a raccontargli la storia di quel ragazzo che, tanto tempo fa, voleva essere un canottiere. Se mi dirà che vuole fare canottaggio, lo sconsiglierò fermamente. Se continuerà, minaccerò di diseredarlo. Oltre queste prove, se resisterà, ringrazierò Dio di avermi dato un figlio ispirato, diverso dagli altri. Allora lo porterò in barca e guardandoci negli occhi lui vedrà le sette meraviglie del mondo. Io, invece, ne vedrò sette milioni.

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Giuseppe Lamanna

Campione Olimpico nel perdere tempo, sono un giornalista che rema o un canottiere che scrive

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