Secondo il sagace Tristrams, non bisogna mai pentirsi di una scelta che hai fatto se quando l’hai fatta eri felice, ubriaco, strafatto o non avevi capito la domanda.
Non mi sono mai pentito di aver scelto il canottaggio. Tuttavia, inizio a pensare di aver dato la risposta sbagliata quando qualche anno fa Gigi Ganino mi chiese se preferissi “farmi il fisico” o diventare un canottiere.
Volevo avere una tartaruga
La verità è che non ho capito subito quali fossero le mie reali esigenze. Quelle le comprendi solo più avanti, quando l’inevitabile confronto con gli altri ti mette con le spalle al muro. Ma ormai ero innamorato pazzo. E lei, naturalmente, era fatta di carbonio e acciaio. Allora risposi: “Sì, voglio essere un canottiere. Gareggiare e vincere!”. Possibilmente entro domani.
Così, il mio allenatore si sentì in dovere di mettere le cose in chiaro, indicandomi un ragazzo. «Peppì, quello è Mario Palmisano. In vent’anni ha vinto 22 titoli italiani, 1 mondiale, 1 argento europeo, 18 volte il Memorial D’Aloja, sfiorato un bronzo alle Olimpiadi, etc. etc.. E si allena ancora tutti i giorni. Tu aro’ si stat fin a mo’?». Sul divano, ma pensavo di dare tutto sul finale.
«Peppe il canottaggio non si inventa, non so più come dirtelo. Sai che succede se unisco i punti deboli di Palmisano?». Non saprei, compaio io? «Bra’». D’altronde, dietro un grande canottiere di solito c’è sempre qualcuno con un barattolo di Nutella in mano. Ed essendomi sempre fermato a un passo dal c’ero, sono il candidato ideale per quel posto.
Ma sì, chi se ne frega. Questo sport andrebbe denunciato per oltraggio al sudore. Ti dicono che hai una montagna da scalare, quando tu vorresti solo essere al mare. Però, nell’arte del remo c’è anche magia: infatti, quando c’è da faticare io sparisco. Sotto la doccia. Ed è qui, incrociando Raffaele Mautone in tenuta adamitica, che ho avuto la mia illuminazione.
Non è una leggenda, la tartaruga ninja esiste. Io l’ho vista. E non parlo di una simpatica testuggine. «Raff, come faccio ad avere una mattonella come la tua?». Lui scuote la testa. «Peppì, fai prima a diventare un canottiere». Tradotto: è fottutamente impossibile. Poi, piegandosi per allacciarsi le scarpe, sul suo sedere non compare lo spacco delle chiappe, ma un secondo paio di addominali. Adesso so che avrei dovuto seguire il mio istinto. E raggiungerlo sul divano.




