Vita da ReMI VEri: Leonardo Modulo

Ci hanno definito I canottieri che rifecero l’impresa. Ed eccoci a un giorno dalla partenza, strana sensazione. Sono stati mesi di cose da organizzare, da capire, mesi di allenamenti, confronti, scambi di idee, dubbi ed entusiasmi, settimane e mesi che parevano non trascorrere mai. E invece sono trascorsi. E ora, quella strana sensazione che qualcosa di unico stia per accadere, sembra prendere il sopravvento.

Perché non sarà solo un viaggio in barca, non saranno solo remate che si susseguiranno per ore e ore, per giorni, macinando chilometri. Sarà anche un viaggio nei ritmi lenti della fatica fisica, un viaggio dal sapore antico, nella storia, uno di quei viaggi che l’uomo ha deciso di abbandonare, perché i tempi sono cambiati. Perché la velocità è divenuta valore esistenziale.

Leonardo Modulo: vita da ReMI VEri

Siamo ormai abituati a correre, a muoverci in macchina, in treno, in aereo. Partiamo da un “punto A” e arriviamo a un “punto B” senza avere la reale consapevolezza di che cosa ci sia tra questi due punti. Facciamo check-in e pensiamo di aver espletato ogni formalità, e in effetti è così: viviamo nella dimensione della forma e la sostanza è perduta, si è perduta quella dimensione del tempo lento che ci consentirebbe di essere umani.

I due equipaggi ReMI VEri in Darsena a Milano

Calvino lo aveva capito e sottolineato, il secolo scorso, in una delle Lezioni Americane: la lentezza sarebbe stato uno dei grandi temi del terzo millennio. Direi che ci siamo. Remare sarà un modo per tornare un po’ umani, sarà riconquistare la distanze per quello che sono, sarà apprezzare il territorio, sarà vivere ogni scorcio che la natura vorrà regalarci, sarà respirare gli odori degli elementi, sarà desiderare una doccia e un letto a fine giornata.

Nessuno di noi ha mai fatto un’esperienza come questa. Nessuno di noi sa esattamente cosa ci aspetterà, nonostante la preparazione, lo studio del viaggio, l’analisi di ogni possibile difficoltà. Sappiamo tutto e non sappiamo nulla ed è questo il fascino misterioso della nostra impresa, quel motore nascosto che ci spinge verso la mèta. Pioverà? Troveremo bel tempo? Le correnti si opporranno al nostro lavoro o ci daranno una mano? Ce la faremo fisicamente? Le nostre mani reggeranno lo sforzo? Le nostre gambe? E le chiuse? Si apriranno? Non si apriranno?

Un turbinio di domande ruota dentro di me, come un vortice d’acqua che vuole ricondurmi al senso elementare delle cose. Questi pensieri rappresentano quella strana e affascinante sensazione con la quale mi accingo a partire. Non so se definirlo timore o entusiasmo, adrenalina o paura di non farcela. So che ce la farò, ce la faremo, vogheremo da Milano a Venezia: sarà bellissimo e non sarà più come prima, per colpa di due remi.

Diventa fan della pagina su Facebook!

Leggete la storia dei ReMI VEri

Be first to comment