Tempo fa, qualcuno mi ha detto che non sono innamorato del canottaggio, ma malato. Forse ha ragione. Chiedo scusa, è che ci ho messo troppo me stesso. Che faccio, lascio? D’altronde, non è colpa mia se è solo la prima volta che vivo. Il problema è che mi faccio prendere dall’entusiasmo, poi lui mi lascia dove capita.
Comunque, in un mondo dove aumentano i modi di comunicare, ma diminuiscono le cose interessanti da dire, l’arte del remo è una ventata d’aria fresca. Non smetterò mai di ripeterlo: questo sport è il miglior insegnante che si possa trovare. E io non sto saltando neanche una lezione.
Le belle persone non si mettono in posa
L’ultima l’ho imparata a Varese, durante la seconda tappa della Coppa del Mondo. Passeggiando per la Schiranna insieme a Mario Palmisano e Nicoletta Gnocchi, anima della Canottieri Varese e degna rappresentante dei volontari che hanno reso l’evento perfetto, ho capito che la maggior parte di noi spreca la propria vita fingendosi diverso per piacere a qualcuno che sta facendo la stessa cosa con lui. Nel mondo del canottaggio, invece, le belle persone non hanno bisogno di mettersi in posa.
Questo sport è entrato nella mia vita quando non sapevo dove stessi andando. A distanza di anni, ancora lo ignoro. Però, ora so dove restare. Come ha scritto Giuseppe Sinopoli, non sempre è indispensabile essere protagonisti. Perché nel mondo del canottaggio ci sono storie così intense che, qualunque sia il tuo ruolo, farne parte è bellissimo. E io sono felice, anche se nell’universo remiero sono solo una comparsa.
Dopo un veloce saluto a Luca Broggini, speaker dell’evento, finalmente conosco di persona Armando Dell’Aquila. Purtroppo ci siamo solo “sfiorati”, perché aveva una medaglia da andare a vincere. Neanche il tempo di scusarmi per aver disturbato la sua concentrazione prima della gara, che a scusarsi è lui, per avermi potuto dedicare solo pochi istanti. Come si fa a non essere fan di un atleta così? Non è un atleta, ma ha un cuore a misura d’oceano Nino Castaldo, papà di Matteo. E dovreste sentire i suoi polmoni, quando si tratta di fare il tifo per il suo ragazzo.
Giuseppe Abbagnale mi saluta con una stretta di mano “presidenziale”. Gli piace la mia passione. Però mi suggerisce di “allontanarmi” un po’ dai miei allenatori Ganino-Palmisano, così i tuffi nel naviglio magari diminuiscono. Poi saluto Vincenzo Abbagnale. Gli faccio i complimenti per la bellissima gara e lui si schermisce, dicendo che alla fine i migliori non c’erano. Veciè, il migliore ce l’ho davanti agli occhi. A vent’anni gareggi con i più forti del mondo, senza alcun timore reverenziale, io a 38 non reggo lo stress della busta al supermercato che non si apre mentre la cassiera accumula i prodotti sul banco. Mi trattengo dall’abbracciarlo, solo per mantenere un’apparenza di serietà.
Però, quando incrocio lo sguardo con quello di Romano Battisti non capisco più niente. E’ un incontro tanto atteso. Da entrambi. Come dice Giuseppe Sinopoli, se uno lo incontri negli occhi, cambia tutto. Perché quello non è un appuntamento. È destino. La diga delle mie buone intenzioni crolla davanti al gigante di Priverno. Mi tende una mano, io la uso per tirarlo a me e stampargli due baci sulle guance. Solo la transenna che ci separa evita l’intervento della forza pubblica. Mario mi guarda e se la ride. Non ci posso fare niente. Sono fatto così. Che vadano gli altri a prendersi sul serio, io faccio il palo.
Anche Francesco Fossi ride. Mi piace la sua stretta di mano, anche se si tiene a distanza di sicurezza. Preferisce la vicinanza di Palmisano. E’ sicuro che da quella parte non arriveranno slanci emotivi. Domenico Montrone, invece, confessa di avermi immaginato più “grosso”, come Mario. Purtroppo non ho i superpoteri. Al massimo i “super-potrei”. Così gli sorrido, ricordandogli che tra me e Palmisano, il normodotato sono io. Rocco Pecoraro sarebbe d’accordo con me. Quando lo incontro, mi fa il complimento più bello del mondo: quello che scrivo io è quello che vuole leggere sul canottaggio. Mi bacio anche lui.
Nel mentre mi lamento di non essere riuscito a conoscere Luca Agamennoni, Mario mi ricorda che sono le 15 e non abbiamo ancora pranzato. Si va all’Hotel Ristorante Mariuccia, dove la splendida padrona di casa Ilenia Novello ci accoglie con un sorriso, nonostante la maratona di questi giorni. Pranziamo insieme a Gabor Csepregi, singolista Pl ungherese. Un ragazzo splendido che si allena e gareggia da solo, senza il sostegno della sua Federazione o di compagni di nazionale.
Ma l’apoteosi deve ancora arrivare. Romano Battisti ci raggiunge e mi allunga il suo body, indossato mezz’ora prima in gara. E’ il Sacro Graal. Vorrei indossarlo subito, ma Palmisano mi ricorda che l’oltraggio al pudore è ancora un reato. Non so come ringraziarlo. Ma lui dice: “Grazie a te Peppe, il body è per ringraziarti per le tante volte che leggendo i tuoi articoli mi sono emozionato”. Arriva anche Marco Callai. Tre giorni sul catamarano lo hanno trasformato nel fratello minore di Carlo Conti. Gli servirà una settimana per riprendersi, però è felice. E tanto basta.
Prima di andare, c’è il tempo per un ultimo saluto a un altro grande campione: Pierpaolo Frattini e sua moglie Alice. Quando mi avvio verso il parcheggio sono ebbro di canottaggio. Trasporto il body con le mani giunte, come fosse una reliquia. Peserà pochi grammi, ma sto tremando. Mia moglie mi guarda un po’ stranita. Spero che un giorno capisca che quello per il canottaggio è un amore così grande che sulle gambe non lo reggi, se non tremi.





Mike De Petris
Grazie, leggere è stato come essere lì, anzi meglio.
Ricorda però che da grandi “potrei” derivano grandi irresponsabilità =)
Giuseppe Lamanna
Ahahah, esatto Mike! Grandi irresponsabilità e io modestamente ne ho dato prova più di una volta!
Sarah
Grazie Giuseppe il tuo entusiasmo è contagioso e inevitabilmente mi riporta a quando ero una giovane donzella e si aveva lo stesso trasporto per un altro sport ma il concetto resta sempre lo stesso perché quando si parla di uno sport sano tutto questo entusiasmo e’ inevitabile che ti travolga. È’ diventando “grandi” che purtroppo lo si perde un po’ per strada ma per fortuna ci sei tu con le tue parole a ricordarcelo !!! Morale questa sera si festeggia San Giovanni con i fuochi sul Po sperando di reggere fisicamente e soprattutto di non fare “il giro” notturno nel caso sarai il primo a saperlo !!! Bacio
Giuseppe Lamanna
Ma smettila che sei giovanissima e in formissima! Mi raccomando, non fare scherzi stasera sul Po!