Nel canottaggio, se le cose sembrano andare meglio, c’è sicuramente qualcosa di cui non stai tenendo conto. Perché quando l’arte del remo smette di elargire progressi, distribuisce solo schiaffi. E fanno male. Ti aspetti i risultati, ma quello che ottieni sono solo le conseguenze.
Così, come espresso dal Teorema di Ginsberg, questo sport mi ha fatto “gentilmente” capire che non posso vincere. Non posso pareggiare. Ma non posso nemmeno abbandonare. Con questo non intendo dire di non credere alle favole, ma di non fare calcoli. Tanto li sbagliamo sempre.
Le conseguenze dell’amore nel canottaggio
Tuttavia, come ci ha insegnato il canottiere Giovanni Falcone, che le cose siano così non vuol dire che debbano andare così. I cambiamenti hanno un prezzo, bisogna solo avere il coraggio di pagarlo. Perché anche se nessuno crede nell’obiettivo che ci siamo posti, non significa che sia impossibile da realizzare. Vuol dire semplicemente che siamo soli. E per uno come me rappresenta un bel problema.
Anche se ho imparato a fare a meno di compagni di allenamento o di barca, ho bisogno di un costante punto di riferimento. Perché, citando Alberto Sorge, se lui non c’è io ci sono un po’ di meno. Così, quando il canottaggio mi prende a schiaffi (e posso assicurarvi che accade ogni giorno), Mario Palmisano si trasforma nel posto più sicuro dove nascondere quello che sento. E ogni volta la sua risposta alle mie frustrazioni è sempre la stessa: «Peppì, smettila di fare la figa di gomma e fa l’omm!».
Non giudicatelo male: il dialetto esprime il sentimento. Tuttavia, come per Cecilia Seppia, anche per me l’uomo forte è quello che ti prende la mano e ti dice: aiutami, perché da solo non ce la faccio. Ma Mario è così, riservato e spigoloso. Ogni centimetro di confidenza te lo fa sudare e all’inizio vai a sbattere ovunque. Sempre il mignolo del piede. Poi prendi le misure e impari a muoverti senza fare danni. E una volta dentro, difficilmente ti mette alla porta.
Una volta ho letto che sono le nostre scelte a mostrare chi siamo veramente. Molto più delle nostre capacità. Tuttavia, noi non ci siamo scelti. E’ stato come tra due magneti. Ci siamo attratti. Nonostante le differenze, ognuno dei due ha visto qualcosa di se stesso nell’altro. Fra le righe vediamo solo spazi bianchi. Non c’è possibilità di fraintendere. Me lo ha letto negli occhi quando gli ho chiesto “insegnami”.
«Peppe sei sicuro? Guarda che ti romperò il culo, ti farò passare la voglia. Non credere a chi dice di goderti il viaggio. Perché nel canottaggio il viaggio è fatica, sofferenza e tanti momenti di sconforto. Qui è la meta che conta. Tu sai remare, hai solo bisogno di diventare più forte. Per fare ciò ti devi allenare. Ma allenarsi non significa fare solo quello che c’è scritto nel programma, ma entrare in un mood nel quale ti alleni anche se non ti alleni. Se non prendi la cosa di petto non farai mai il salto di qualità. E mettiti in testa una cosa: per te non ci sarà nessuna ricompensa. Allora che bbuo’ fa’, si pront?». Sì Mario, sono pronto. E portati dietro tutte le conseguenze.


