Row & bike: hai voluto fare canottaggio? Allora pedala!

Esiste uno stretto legame tra canottaggio e ciclismo. All’apparenza molto diverse tra loro, queste discipline sono unite dallo stesso comune denominatore: la fatica. Parafrasando George Pocock, sport come questi (duro lavoro, poca gloria eppure popolari in ogni secolo) devono celare una bellezza che gli uomini comuni non possono vedere, ma quelli straordinari sì.

L’azzurro di canottaggio José Miguel Casiraghi in pista con la sua Dedacciai

Ecco spiegato perché la maggior parte dei canottieri, dall’azzurro José Miguel Casiraghi al più scarso degli amatori (per esempio io), si allena spesso in bicicletta. Non lo facciamo solo perché amiamo stare a contatto con la natura, ma perché amiamo molto di più i nostri quadricipiti.

Hai voluto fare canottaggio? Allora pedala!

Tuttavia, la bicicletta non è solo un mezzo per mettere alla prova le gambe, ma anche per verificare quanto sia sviluppato il “Core”. Parola, quest’ultima, che in questo caso non è l’espressione napoletana per indicare il muscolo cardiaco, bensì il busto. Come nel canottaggio, infatti, anche nel ciclismo è fondamentale avere un tronco e una spina dorsale stabili. E in sella alla mia bici, ho quello che in barca ancora mi manca: il controllo. Non del mezzo meccanico, ma delle mie reazioni agli avvenimenti che accadono intorno a me. Perché dall’alto del mio sellino non solo guardo il mondo da una prospettiva privilegiata, ma sono in grado di prevedere il futuro.

Alex Mitchumm (a sinistra) e Livio La Padula (a destra). Foto di Luca Panegatti

Stare in equilibrio su due ruote in una città come Milano, infatti, sviluppa il tuo grado di “attenzione” nei confronti di interferenze esterne quali pedoni, animali, auto, moto e altre calamità naturali. Qualità che forse non basterà per farmi entrare nel Mitchumm Cycling Team, del quale fa parte anche l’azzurro Livio La Padula. Non potendo vantare la stessa tenuta atletica, non riuscirei, come lui, a mettermi alle spalle gli altri membri della squadra. Tuttavia, con la loro divisa ufficiale da urlo (potete trovarla a questo link), farei la mia figura.

La campionessa neozelandese Emma Twigg

Non bisogna dimenticare, comunque, che canottaggio e ciclismo non sono solo “roba da uomini”. L’ho potuto constatare di persona quando ho conosciuto la campionessa neozelandese Emma Twigg. Una ragazza nata per gareggiare. Contro chiunque. Uomini compresi. L’ho vista all’opera sul circuito di Monza, dove in sella alla sua Dedacciai Black New Zeland Edition, insieme al team Dedacciai-Bike Channel capitanato dall’amico Max Gatti (suo il record per il giro più veloce), ha fatto mangiare la polvere a decine di uomini in gara in una maratona notturna di dodici ore.

Romano Battisti

La stessa grinta e determinazione che campioni come Romano Battisti, Alessio Sartori, Francesco Fossi, Simone Raineri e molti altri mettono in barca, la usano anche sui pedali delle loro biciclette. Perché non è solo con la forza del proprio corpo che si scalano le montagne. E in quanto a scalare vette, anche metaforicamente parlando, il gigante di Priverno (nella foto in alto) non è secondo a nessuno.

Per quanto mi riguarda, la mia speciale pista di allenamento è un tracciato urbano particolarmente ostico: il capoluogo lombardo. E Milano non è una città per canottieri, ma nemmeno per ciclisti. Ma non posso rinunciare alle due ruote. Anche perché per uno come me, fare canottaggio è come andare in bicicletta. Contromano. Sui binari del tram. Mentre piove. Perché nell’arte del remo non esiste la discesa. C’è solo la salita. Ma sono un canottiere, ho voluto la bicicletta e adesso pedalo. Però la preferivo con il sellino.

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Giuseppe Lamanna

Campione Olimpico nel perdere tempo, sono un giornalista che rema o un canottiere che scrive

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