Stefano Lo Cicero Vaina

Stefano Lo Cicero Vaina

Racconto d’autunno: la mia Silver Skiff 2014

Maledetto crampo! Mancano 1.800 metri al traguardo e il polpaccio destro inizia a contrarsi quando non deve. Ho appena superato un avversario, vado a 30 colpi e fino a quel momento, per me, la Silver Skiff è la gara che non ti aspetti. Ma in poche palate il dolore diventa insopportabile. Mi fermo. Tiro fuori i piedi dalle scarpette, improvviso un po’ di stretching, riprovo a partire. Niente, il dolore è lancinante. Il timore di dover lasciare la gara proprio quando pensavo di dare tutto, fino al traguardo, viene fuori con un: “No, no, no”. Non può finire così. La paura diventa lucida rabbia. Riprendo, senza spingere. Il dolore diminuisce….

Vero-Canottiere

L’avviamento al canottaggio dell’adulto

Così come all’atleta serve l’allenamento per migliorare le proprie capacità, anche per il tecnico è fondamentale esercitarsi, nella pratica quotidiana in società, per scoprire, sperimentare e fare proprie le nozioni apprese durante la propria carriera da agonista: esperienza, questa, a mio parere essenziale per svolgere al meglio questo mestiere. Nella mia brevissima carriera da allenatore, mi sono confrontato con vari tipi di atleti, giovanissimi e adulti, neofiti ed esperti, anche se non di alto livello. Ciascuna delle due tipologie presenta com’è ovvio caratteristiche, esigenze e problematiche differenti, anche a seconda dell’età: aspetto, quello anagrafico, che incide sul piano psicologico nell’approccio all’allenamento, più che nell’apprendimento della giusta coordinazione e dei movimenti…

Giuseppe La Mura a Sabaudia

Tanti auguri a (San) Giuseppe La Mura, papà del canottaggio

Giuseppe? Deriva dall’ebraico Yoseph e significa “accresciuto da Dio”. Sarà forse per questo, per l’innata capacità di far meglio degli altri (certo, non funziona sempre…), che il più importante Giuseppe che il canottaggio italiano ricordi è colui che a questo sport ha dato il lustro maggiore. Starete pensando a Giuseppe Abbagnale con i suoi due ori olimpici, probabilmente. E invece no. Mi riferisco a suo zio, al Dottore, come tutti usano chiamarlo. Insomma, a Giuseppe La Mura. Perché è grazie lui, alla sua tecnica (la più copiata al mondo) che l’Italia del remo ha primeggiato per quasi un ventennio nelle classifiche per nazioni di mondiali Assoluti e pesi leggeri. Auguri…

Nel canottaggio non conta essere alti, ma all’altezza

Il neozelandese Joseph Sullivan, oro olimpico a Londra 2012 e campione del mondo 2010 e 2011 in doppio senior, è alto 1.78 per 78 Kg. Il danese Rasmus Quist Hansen, due ori mondiali in doppio pesi leggeri e un bronzo a Pechino nella stessa specialità, è 1.73 per 72 Kg. Francesco Esposito, nove volte campione del mondo e quinto a Los Angeles nel quattro di coppia pesi pesanti, è 1.70 per 70 Kg. E poi, Catello Amarante, 1.76 e bronzo a Sydney in quattro senza pl, fino a Giorgia e Serena Lo Bue, 1.66 e 1.68, e una cascata di titoli under 19, tra mondiali, europei e italiani. Questo per dire che nel canottaggio quello…

visita-medico-sportiva

L’importanza della visita medico sportiva nel canottaggio

Sport e salute. Sembra un binomio ovvio per chi pratica attività fisica. Ma come hanno dimostrato alcuni episodi passati (su tutti, la morte in campo del pallavolista Vigor Bovolenta e del calciatore Piermario Morosini, il 24 marzo e 14 aprile 2012) praticare agonismo, ma anche solo tenersi in forma può essere rischioso senza le necessarie accortezze. La prima è la visita medico sportiva. Passo spesso sottovalutato da atleti (amatori e non) e società sportive, che considerano il controllo dell’idoneità fisica solo una pratica burocratica. Niente di più sbagliato.

Alessio Sartori (a sinistra) e Romano Battisti (a destra)

Canottaggio: Sartori-Battisti, “sconosciuti” eroi di Londra

Galeotta è stata una didascalia, sotto una foto di Romano Battisti in visita alla Canottieri San Cristoforo a Milano, che recitava: «…per i canottieri meno informati, al centro della foto è Romano Battisti, argento a Londra nel doppio senior con Alessio Sartori». Se questa frase è stata scritta (con tanto di puntini) da chi il canottaggio lo insegna da anni molto bene, significa che si è resa necessaria davanti alla mancanza di conoscenza di chi il remo lo frequenta solo ogni tanto. Non si può conoscere tutto, ma comunque non vorrei ignorare nulla.

Stefano Martinoli

Stefano Martinoli, una vita per il canottaggio

Ogni notte che precede una gara, si sveglia nel buio della sua camera da letto. E inizia a pensare alla competizione con la tensione di un ragazzino. «Mi chiedo se dopo 45 anni ce la farò ancora, se arriverò fino in fondo». Ma Stefano Martinoli sa bene che il suo è solo un timore passeggero. «Quando salgo in barca riacquisto la sicurezza di un tempo». Perché quest’omone di 182 centimetri per 97 chili non è più un adolescente.